sabato 5 Aprile 25

Dazi Usa, a rischio export di 1 provincia su 5: l’allarme anche a Taranto

La tariffa del 20% voluta da Trump colpisce duramente l’agroalimentare italiano. In Puglia Brindisi tocca l’11% di esportazioni verso gli States

Gli Stati Uniti alzano il muro dei dazi e l’Italia trema: una provincia su cinque rischia di vedere compromesso il proprio export agroalimentare verso il mercato americano. Il nuovo scenario, delineato da un’analisi della Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), mostra una situazione particolarmente critica per diverse aree del Paese.

A guidare la classifica delle province più esposte è Salerno, con 518 milioni di euro di export, principalmente nel settore dell’ortofrutta lavorata e conserve di pomodoro. Segue Milano con 422 milioni, trainata dalle bevande alcoliche da aperitivo, mentre sul terzo gradino del podio si posiziona Cuneo, capitale dell’export vinicolo con quasi 400 milioni di euro.

Ma è guardando alle percentuali che emerge il quadro più preoccupante. Grosseto, con il 71% dell’export agroalimentare destinato agli Usa, principalmente olio d’oliva, risulta la più vulnerabile. Situazione critica anche per Nuoro e Sassari, che destinano il 65% della loro produzione al mercato statunitense, con il Pecorino romano come protagonista.

“I dazi al 20% rischiano di colpire indistintamente tutti i nostri prodotti made in Italy”, ha dichiarato Pietro De Padova, presidente Cia Due Mari, chiedendo una “risposta ferma e immediata dell’Europa”. Nel territorio pugliese, Brindisi registra un’esposizione dell’11% per circa 20 milioni di euro, mentre Taranto si attesta intorno al 2%. Il presidente nazionale Cia, Cristiano Fini, ha sottolineato come l’impatto potrebbe essere particolarmente severo per le province più piccole e rurali, che hanno minori possibilità di diversificare i propri sbocchi commerciali. La preoccupazione è tangibile anche per territori come Catanzaro (42% di export USA), Siena (34%) e Roma (33%).

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